
Il campione del mondo analizza le difficoltà McLaren, reduce da due weekend complicati. Il team ritiene di aver risolto il problema che ha penalizzato la velocità sui rettilinei, ma Lando aspetta le prime prove a Singapore per avere conferme. E rivendica la propria crescita: “Quest’anno ho imparato a estrarre il massimo anche dalla power unit”.
Lando Norris non ha perso la fiducia nella McLaren, ma è consapevole che il momento richiede qualcosa di più delle semplici aspettative. Dopo due weekend difficili, nei quali ha raccolto appena due punti, il campione del mondo arriva a Singapore con la speranza di ritrovare una monoposto competitiva e, soprattutto, di lasciarsi alle spalle i problemi tecnici che hanno condizionato le sue ultime prestazioni.
La squadra ritiene di aver individuato le anomalie all’impianto di alimentazione che hanno penalizzato la velocità massima della sua vettura. Sono stati sostituiti alcuni componenti, ma Norris preferisce aspettare le prime verifiche in pista prima di considerare chiuso il problema.
“Sono state due settimane frustranti, nelle quali abbiamo cercato di capire perché continuasse a mancare velocità sui rettilinei. È difficile quando esci meglio dalle curve e poi ti ritrovi a perdere terreno in accelerazione. In una situazione così equilibrata, nelle ultime due qualifiche questo problema mi è costato probabilmente due o tre posizioni. È un prezzo molto alto”.
La McLaren ha lavorato intensamente anche per comprendere il calo generale di competitività emerso a Baku e Sepang. Norris non ritiene che le difficoltà siano esclusivamente legate alle caratteristiche del circuito malese, sebbene la particolare superficie dell’asfalto possa aver accentuato alcuni limiti della MCL40.
“Non eravamo particolarmente veloci nemmeno a Baku. Alcune caratteristiche degli ultimi circuiti non si adattavano alla nostra vettura come era accaduto a Budapest, Zandvoort o Madrid, ma resta il fatto che abbiamo reso meno di quanto avremmo dovuto. Dobbiamo fare un lavoro migliore”.
Singapore potrebbe offrire indicazioni importanti. È una pista sulla quale Norris ha sempre ottenuto buoni risultati e dove la velocità di punta ha un peso inferiore rispetto agli ultimi appuntamenti. Il weekend Sprint, inoltre, rappresenta una sfida che Lando considera particolarmente adatta alle proprie caratteristiche: trovare rapidamente il limite della monoposto, disponendo di una sola sessione di prove libere.
Ma la riflessione più interessante del pilota McLaren riguarda il proprio rendimento. Norris è convinto di aver compiuto un ulteriore passo avanti rispetto alla stagione nella quale ha conquistato il titolo mondiale, anche se i risultati non sempre permettono di coglierlo.
“Ci sono state molte gare quest’anno nelle quali credo di aver guidato meglio, riuscendo a estrarre qualcosa in più dalla macchina. Non significa che l’anno scorso guidassi male. Parliamo della differenza tra sfruttare il 99% e il 99,5% del potenziale. Sono margini piccolissimi, ma possono cambiare completamente il risultato”.
Per spiegare il concetto Norris cita le tre pole position conquistate quest’anno, tutte ottenute con vantaggi inferiori a mezzo decimo. Differenze quasi impercettibili che, secondo Lando, gli hanno aperto la strada verso due vittorie e il successo sfuggito a Madris a causa della Virtual Safety Car.
La crescita, però, non riguarda soltanto la guida tradizionale. Il regolamento tecnico 2026 ha introdotto una complessità ulteriore, imponendo ai piloti di adattare il proprio stile anche alle esigenze di gestione della power unit.
“Quest’anno bisogna guidare la macchina in modo diverso. C’è la capacità di estrarre prestazione dalla vettura, ma anche quella di sfruttare al meglio la power unit, la guida e gli pneumatici. È un livello aggiuntivo di competenza e credo di aver fatto un ottimo lavoro nel comprenderlo rapidamente”.
È una rivendicazione che Norris accompagna con una considerazione sul modo in cui vengono giudicati i piloti. La classifica, sostiene, non racconta necessariamente la qualità di una prestazione. Un quarto posto può nascondere una gara eccellente, così come un risultato migliore può essere favorito da una monoposto superiore.
“Spero che le persone capiscano che un pilota non diventa improvvisamente meno bravo soltanto perché la sua macchina non è altrettanto competitiva. Ma non mi preoccupa troppo ciò che pensano all’esterno. Conta che io e la squadra siamo soddisfatti del lavoro svolto”.
Il cambiamento più evidente è forse nella definizione degli obiettivi. Dopo aver vissuto una stagione nella quale la vittoria rappresentava un traguardo concreto quasi ogni domenica, Norris deve ora misurare il successo con un metro differente.
“Il mio lavoro è estrarre il massimo da me stesso ogni weekend. Naturalmente sarei più felice se questo significasse vincere, ma in Formula 1 bisogna capire quale sia il massimo risultato possibile per la propria squadra. Questo fine settimana una vittoria, per noi, potrebbe essere un quinto oppure un terzo posto”.
Non è una dichiarazione di resa, ma la fotografia del momento McLaren. Norris continua a credere che la squadra possa tornare competitiva nelle ultime gare della stagione. Singapore sarà un primo banco di prova per capire se le difficoltà recenti siano state una parentesi o il segnale di un problema più profondo.





