Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

L’italiano ha superato la linea bianca in 4 occasioni a Singapore, senza però ricevere alcuna penalità. Gli steward hanno infatti correttamente valutato che l’ultimo “track limit” in curva 7 sia stato infatti causato da un surriscaldamento dei freni, quindi senza una responsabilità del pilota, quindi non è rientrato nel conteggio.C’è stato un momento della corsa in cui Andrea Kimi Antonelli sembrava destinato a dover scontare una penalità di cinque secondi per aver superato i track limit in quattro occasioni differenti, al punto che la McLaren aveva anche indicato a Lando Norris di provare a tenersi entro una certa distanza per provare a sfruttare la situazione a loro favore.

Tuttavia, alla fine in realtà non è arrivata nessuna penalità da scontare nonostante, in effetti, Kimi abbia superato il limite della pista in quattro occasioni, una volta in più del consentito. L’ultimo è stato quello in curva 7 dopo la Virtual Safety Car, ma è stato anche quello che non ha fatto scattare la sanzione, dato che la FIA ha valutato la situazione come un’uscita di pista dovuta a un problema di natura tecnica senza trarne vantaggio.

La Federazione ha infatti un sistema che rileva automaticamente quando una vettura va oltre i limiti del tracciato e li segnala per una revisione al personale dell’organo di governo, oltre ad essere inviato poi ai team che, a partire da quest’anno, ricevono anche le immagini per ogni infrazione individuata. In questo caso è stata segnalata l’infrazione, ma analizzando il contesto non è stato considerato un track limit.

Antonelli era infatti finito largo oltre la linea bianca in curva 7 perché aveva accusato un problema con i freni subito riportato via radio. Con il progressivo surriscaldamento dell’impianto frenante, il pedale aveva infatti iniziato ad allungarsi, riducendo la capacità di decelerazione. “Alla ripartenza dopo la VSC, quando ho frenato, non è successo nulla, avevo poca potenza frenante, e ho quasi finito per andare a muro”, ha spiegato Kimi.

 “È stata davvero una gara molto complicata, e inoltre il pedale del freno aveva una corsa molto lunga. Però era anche qualcosa che ci aspettavamo. Avevo trascorso circa tre quarti della gara dietro a un’altra vettura nell’aria sporca e, ovviamente, con temperature così elevate. In più, avevamo un problema al sensore dei freni, quindi non disponevamo nemmeno dei dati relativi all’impianto frenante”.

In effetti, già in griglia Antonelli aveva avuto un problema al sensore che legge la temperatura dei freni anteriori, tanto che il dato non era presente nemmeno sul volante di Kimi, il che ha fatto sì che il team non avesse una lettura chiara della situazione: “Ci basavamo sulle sensazioni. Ma erano sicuramente molto caldi, perché riuscivo persino a sentirne l’odore”.

Nel caso specifico, Singapore generalmente è una delle piste più impegnative dell’anno su questo fronte, proprio perché ci sono stante staccate ma anche poche opportunità per far prendere aria all’impianto. Solo dopo che Antonelli è riuscito a raffreddare i freni è tornato ad avere più potenza frenante, con la situazione poi tornata sotto controllo.

Il regolamento FIA stabilisce infatti che un pilota debba sempre compiere ogni ragionevole sforzo per rimanere entro i limiti della pista e che non possa oltrepassarli senza una motivazione ritenuta valida. Proprio per questo motivo, la Federazione dispone di una serie di criteri con cui valuta caso per caso le uscite di pista, distinguendo tra quelle ingiustificate e quelle dovute a circostanze particolari.

Nel caso di Antonelli, i commissari hanno ritenuto che il fuori pista in curva 7 fosse la conseguenza diretta del problema ai freni, qualcosa di avulso alle responsabilità del pilota. Un inconveniente tecnico riscontrabile sia dall’analisi delle immagini onboard sia attraverso la telemetria e le comunicazioni radio con il team.

 Per questo motivo, non avendo nemmeno guadagnato un vantaggio,  l’episodio non è stato considerato una violazione dei track limit e non è stato aggiunto al conteggio delle infrazioni accumulate dal pilota Mercedes, che è così rimasto fermo a tre segnalazioni evitando la penalità di cinque secondi.

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